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Valdina è una delle protagoniste del mio progetto Emilia.

Conosco Valdina (Giachin Valdina, all’anagrafe) da quando ero piccola. Ha vissuto per più di trenta anni da sola nell’appartamento di proprietà di mia madre. Fino a quando, nell’agosto del 2016, decise improvvisamente che era venuta ora di trasferirsi in Casa di Carità.

L’aiutai a impacchettare tutte le sue cose, nella maggior parte erano ricordi della sua prima vita, quella dorata, con la sua meravigliosa famiglia benestante. La vita a Dignano (Istria), la vita prima delle Foibe.

3 Novembre 1919: Valdina vide la luce in una famiglia benestante di Dignano, in Istria.

I ricordi della vita in Istria sono presenze vive nella vita di Valdina: il negozio di cartoleria, il fratello rilegatore, la tata in casa e una agiatezza frutto del lavoro di una intera famiglia. L’esodo istriano colpì duramente anche la sua famiglia, e a ventotto anni fuggì in quel di Scandiano (RE ) senza nulla se non i suoi cari. L’unica certezza: il contratto del fratello presso la fabbrica di mattoni di Cà de Caroli.

La famiglia venne ulteriormente divisa, ospitati in case differenti. Ma non c’era altra soluzione, anche quando l’acqua pioveva dal tetto in una stanza piccola e umida. Sola. Valdina iniziò in quel momento la sua lunga ricerca di un lavoro, per se stessa e per sostenere la madre malata. Non fu difficile trovare amicizie, persone che le volevano bene e che compresero che quella piccola e magra “forestiera” (“Perché noi parlavamo un’altra lingua”) aveva una gran voglia di lavorare.

Come quando la signora Zuccoli “Una gran signora di Reggio che veniva in campagna a Scandiano” le trovò un lavoro presso la Saccheria Padana in via Emilia all’Angelo dove venivano confezionate le giacche per i ferrovieri. Il treno a vapore fino a Reggio, e poi: “A piedi, tutta la via Emilia a piedi fino alla Saccheria. Tutti i santi giorni”

Pasticcera, lavandaia, confezionatrice di ombrelli e infine il lavoro, l’ultimo di una lunghissima serie, nella stireria di Scandiano. “Sapevo fare di tutto, e imparavo a fare di tutto. Come quando mi è stato chiesto di riparare l’ombrello del Monsignore. L’ho ricoperto, e l’ho fatto tutto grande e bello, con una bella frangia. Lo usano ancora sai?”

Lo sguardo fiero di Valdina si posa veloce sul tavolo, dove accanto ad un prezioso lavoro a filet, non ancora terminato, ci sono i libri sull’Istria ed un antico album di fotografie di famiglia, fatto a mano dal fratello.

“Guarda, guarda che bella famiglia che eravamo..” ma non lo dice con tristezza, bensì con la consapevolezza di avere vissuto al meglio quei momenti lontani nel tempo ma vicini al cuore.

Quando in quel torrido agosto del 2016 la aiutai a impacchettare tutte le sue cose, Valdina era triste e stordita.

Triste, perché era consapevole che da quel momento in poi avrebbe perso la sua indipendenza.

Triste per tutti quei ricordi che le scorrevano davanti, nelle foto dell’album di famiglia, nei pizzi a tombolo da lei realizzati in tutti quegli anni.

E quando mi chiese di andare in cantina a prenderle la valigia, capii che il suo essere ritornata alle radici si era completato. Quella era la valigia con la quale era arrivata a Scandiano, e quella sarebbe stata la valigia con la quale iniziare la sua nuova vita.

Valdina, ma non ti piacerebbe tornare a Dignano?

Certo che sì, ma è un lungo viaggio e sono troppo anziana. Guarda qui, questa è la mia casa a Dignano, non è bella?

E se n’è andata, valigia al seguito.

Il tempo scorre veloce, e il 3 novembre 2019 Valdina compì 100 anni, circondata dagli ospiti della Casa di Carità e da amiche che, come lei, fuggirono dalla persecuzione. Era molto stupita di ricevere così tanti abbracci per il suo compleanno.

Chi sono tutte queste persone? E perché mi conoscono?

Cercai di spiegarle che la sua storia era stata pubblicata su Internet, e in molti la conoscevano per quel motivo..

Ma se io non ho mai visto queste persone, come faccio a dire che ci conosciamo?

Giusto.

Ed arrivò anche il 2020. Il suo regalo di Natale si trasformò nel regalo della Befana, sciocca che sono.

Valdina era nel soggiorno della Casa di Carità, vicino al camino, intenta a piegare un fazzoletto di stoffa. Fu felice di vedermi e felice del regalo.

Ma ancora più felice fu quando le chiesi cosa fosse quel pupazzetto che era nella sua borsa.

E’ un regalo di mia madre. Avevamo un negozio di giocattoli a Dignano, ma quando vidi questo pupazzo su una bancarella alla fiera, me ne innamorai.

Mia madre me lo comprò e da quel momento lui è il mio piccolo. Lo porto sempre con me perché non si sa mai che qualcuno me lo rubi.

E si asciugò gli occhi con il fazzoletto, ricominciando a piegarlo.

Valdina is one of the ladies I portrayed in my Emilia project.


I know Valdina since my childhood, she had lived for more than 30 years in an apartment owned by my mother, until 2016, when she suddenly decided to leave her small home – where she lived by herself – for the local Casa di Carità, a nursing home run by the catholic community in Scandiano.

I helped her to pack all her belongings, most of them souvenirs of her first life, the one in the land where she was born and raised , the life when her family was all together and life was easy: the life in Dignano, the life before Foibe.

Valdina was born in Dignano (Istria), on November 3, 1919 from a wealthy family: they lived in a big house, owned a big stationery and toy shop, and had all the comforts they needed.

After the Italian armistice of 1943, Istria became a battlefield between the Nazi German army and the partisan (mostly Yugoslav) insurgency. Already in September 1943, several hundreds Istrian Italians were killed by the Yugoslav partisans because of their allegiance to the Italian State. This was the first wave of the Foibe massacres, which continued after the Yugoslav takeover of the region in May 1945.

From 1943 until 1953, according to various data, between 200,000 and 330,000 Italians emigrated from these regions. This emigration of Italians (called Istrian exodus) reduced the total population of the region and altered its ethnic structure.

And that was the time when Valdina, her father and her mother came to my town, only a couple of leather suitcases, no job, no friends, they also spoke a slightly different Italian.

They found a family who hosted them, while they started to do any job available and Valdina, who was very good at using her hands, work first at the Saccheria Reggiana in Reggio Emilia, and after she start making umbrellas, working in a local laundry or fixing broken zippers.

Valdina was attending all the events at the local church and this is when her strong bond with the catholic community started.

When in 2016 she decided to leave her apartment, it was a very sad and chaotic time of Valdina’s life. The sadness came from understanding that she was going going to loose her independence, her freedom to do whatever she wanted to do. Chaotic because packing meant to make a list of the things to keep, and those to leave and her mind was not willing to do this. At that time she was 97.

It was a very sad time for me too, I could feel her pain while she was watching the family photo album or she was folding all her tombolo (bobbin lace) works.

And when she ask me to bring her the leather suitcase that was in the garage I understood she was really going back to her roots. That leather suitcase was the one she brought with her from her home city, and now this leather suitcase was going to follow her towards her new life.

“Valdina, would you love to go back to Dignano?”

“Yes, but it is a long journey, and I am too old. Look at this…this is my house, in Dignano, isn’t it beautiful?”

And then she left, with her leather luggage.

Time flew very fast, and on November 3, 2019 Valdina celebrated her 100th birthday, surrounded by her friends at the nursing home and friends that, like her, came from Istria because of the prosecution. She was very surprised to see the many people that stopped by to give her a hug wishing her happy birthday.

“Who are all these people? Why do they know me?”

I tried to explain Valdina that many of them knew her because of my stories on the Internet…

“But if I have never seen these people, how to we get to know each other?”

Right.

2020 arrived. I forgot to bring Valdina a Christmas present, so that Christmas present became a gift from Befana, an old Italian tradition about a not-so-beautiful old woman bringing presents or sweet coal to kids.

Valdina was in the nursing home huge living room, folding a napkin close to the fireplace. She was happy about my gift, but even happier when I asked her about the little porcelain toy she was carrying in her purse.

“This is a gift from my mother. We had a toy shop in Dignano, but when I saw this little toy on a stall at a local church fair, I went in love. He was so cute! My mother bought it, and from that day he is my little boy. I am carrying him with me because I don’t want anybody to steal it.”

And she wiped her humid eyes with the napkin, and start folding it again.